Coup d’état, 11 anni dopo

Il 17 marzo del 2009, l’attuale presidente della repubblica, Andry Rajoelina, prende il potere con un coup d’état. Prima di diventare sindaco di Antananarivo, era un disc jockey che aveva fatto fortuna con la pubblicità e la televisione. Ad essere scalzato è Marc Ravalomanana, patron del gruppo agroalimentare Tiko. Attuale leader dell’opposizione, aveva la tendenza a gestire la res publica, come fosse un’estensione del suo impero economico. Tra i suoi obiettivi, anche quello di sottrarre (almeno in parte) il Madagascar all’egemonia francese, e avvicinarlo agli Stati uniti. E andava in questa direzione anche la decisione di attribuire all’inglese il crisma di idioma ufficiale.

Nonostante pochi riuscissero a parlarlo. A dare un colpo decisivo al suo mandato fu lo scandalo Daewoo, fatto scoppiare dal “Financial times”. Si rivelava l’affitto – per la durata di 99 anni – di 1,3 milioni di ettari di terra, alla società sudcoreana Daewoo logistic: uno dei casi più macroscopici di land grabbing. Al di là del fatto che gli sconfinati terreni – coltivabili e non ancora coltivati – fossero destinati a una produzione da esportare in toto, si era comunque innanzi a un’esplicita violazione della tanindrazana: il principio della tradizione ancestrale malgascia, in base al quale c’è un legame indissolubile tra il popolo e la terra, che in definitiva appartiene solo agli antenati. (Continua).

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