Vaniglia, regole più stringenti

Qualcosa sta per cambiare, in Madagascar, nel settore vaniglia. Un evento per il Paese intero, dato che, con una quota di mercato dell’80%, esso rimane il principale esportatore. Il Governo ha appena emanato una serie di decreti intesi a rendere sostenibile il comparto, evitare speculazioni, e porre la qualità al centro della produzione. Tuttavia questo interventismo ha dato fastidio ad alcuni. Lantosoa Rakotomalala, ministro dell’Industria e del commercio, afferma che le decisioni puntano a limitare la volatilità dei prezzi, per garantire la sostenibilità della filiera: «La nostra industria ha vissuto troppa instabilità negli ultimi anni. Gli acquirenti vogliono prevedibilità. E la vuole anche la maggior parte dei 200mila operatori».

Così il 31 maggio chiuderà la “stagione della vaniglia 2019-2020”, e sarà vietato vendere ed esportare il baccello nero fino alla successiva apertura della campagna. Una decisione non condivisa da un grande esportatore della Sava, la più grande regione produttrice dell’Isola rossa: «Il problema è che abbiamo ordini tutto l’anno, e questo decreto ci impedirà di poter esportare la nostra vaniglia presso i nostri clienti. Ciò favorirà altri esportatori, come l’Indonesia, la Papua nuova Guinea e l’Uganda, che potranno continuare ad esportare tutto l’anno». E poi viene fissato un prezzo minimo di vendita: 350 dollari al chilo, per la vaniglia sfusa.

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