Le tensioni nel settore minerario

Il Governo del Madagascar è deciso a riformare il Code minier – il Codice minerario – in senso più restrittivo, per le multinazionali del settore. Un giro di vite che si è notato anche nella sospensione del progetto di estrazione gestito da Base Toliara: una controllata della società australiana Base resources, che ha investito mezzo miliardo di dollari. L’Esecutivo – attraverso una tassazione più elevata e la restituzione di un quinto dei minerali estratti – punta a difendere meglio gli interessi del Paese. Tuttavia, l’opinione pubblica si è divisa. Da un lato c’è chi plaude all’iniziativa, ricordando che se alle compagnie estrattive si lascia troppa libertà, le conseguenze per la comunità saranno nefaste, specie sotto il profilo ambientale.

Ad esempio in passato la gestione della miniera di Ambatovy è finita sotto accusa per l’inquinamento, l’ingiusto accaparramento delle terre dei contadini, e lo smaltimento illegale dei rifiuti. Ambatovy è una delle più grandi miniere di nichel al mondo, con 60mila tonnellate prodotte ogni anno. E’ ora organizzata in un consorzio che riunisce la canadese Sherritt, la giapponese Sumitomo e la statale sudcoreana Korea resources. Dal lato opposto c’è chi teme che il settore perderà attrattiva, di fronte agli investitori. Si ricorda che il comparto vale il 27,5% dell’export, il 4,6 delle entrate fiscali, e il 4,4 del prodotto interno lordo.

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