Libertà di stampa, il Madagascar se la cava

Non essendo stati all’epoca online – era l’aprile 2019 – solo ora si può riportare l’ultimo rapporto annuale di Reporters sans frontières sulla libertà di stampa, che tra l’altro contiene anche la relativa classifica mondiale. Arrivando a quanto ci interessa – il commento sul Madagascar e la sua posizione in classifica – noi rileviamo che poteva andar peggio. Andiamo con ordine. Sul podio dei virtuosi abbiamo Norvegia, Finlandia e Svezia, mentre quello dei “cattivi” ci indica l’inarrivabile Corea del Nord, seguita da Eritrea e Cina. E se l’Italia è 43°, l’Isola rossa è 54°: più su di Polonia e Grecia, e non è poco. Segue quindi l’inizio del report dedicato al Paese africano.

«Media sotto l’influenza di politici e uomini d’affari. In Madagascar, la precarietà dei giornalisti e dei media rende costoro molto vulnerabili all’influenza degli uomini d’affari e dei politici; i quali, per di più, sono anche proprietari di molti mezzi di comunicazione. Con le Elezioni presidenziali tenutesi alla fine del 2018 – in cui l’ex leader della fase politica di transizione, Andry Rajoelina ha vinto – è stata confermata la forte politicizzazione dei media locali, in particolare della stampa scritta. Quasi tutte le pubblicazioni si sono schierate a fianco dell’uno o dell’altro dei principali candidati, cosicché i cittadini hanno avuto un accesso limitato a informazioni imparziali e indipendenti».

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