Sequestri di persona, una piaga ancora aperta

Nella sezione “Consigli di viaggio” del portale del Governo elvetico, non si gira intorno al problema: «Sequestri di stranieri a scopo di estorsione sono in aumento. I dipendenti di aziende locali o internazionali sono i più colpiti». Sì, nella Grande Isola la piaga dei sequestri di persona – a scopo di estorsione – non è stata debellata. Tuttavia dopo il rapimento di Navaze Veldjee – membro della comunità karana, cioè indo-pachistana – pare che le Autorità stiano reagendo con determinazione. Il 13 dicembre, il 47enne titolare del negozio di ottica Vel’optic è stato rapito per la seconda volta, dopo aver già subito l’esperienza – con la moglie – nel maggio 2018.

 

Secondo la stampa – che ha dato grande rilievo ai fatti – il malcapitato è stato liberato dopo cinque giorni, dietro pagamento del riscatto. Mentre la cellula dei banditi sarebbe stata pressoché smantellata: cinque malviventi sono stati arrestati, e uno è morto nello scontro con la Polizia. Nel 2015 i servizi segreti francesi s’impegnarono a fondo nell’identificazione dei capi di queste organizzazioni criminali. Comunicarono l’esito delle indagini alle Autorità, che costituirono un’unità di Polizia anti-sequestri. I risultati non furono però quelli sperati: alcuni agenti dell’unità furono essi stessi arrestati per estorsione, i sequestri continuarono, e le potenziali vittime dovettero ricorrere alla vigilanza privata.

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