Madagascar e Russia, facciamo il punto

Il nostro esordio è datato 30 dicembre, e non si è potuto seguire notizie e reportage antecedenti a questa data, nonostante la loro importanza e le ripercussioni future. Tuttavia la strana storia dell’influenza russa sulle ultime Presidenziali nella Grande île – svoltesi tra novembre e dicembre del 2018 – non si può trascurare. Premesso che i contenuti del mega reportage del “New York times”sono stati ottimamente riportati dal quotidiano “Il post”, segnaleremo qui, in estrema sintesi, tutti gli elementi decisivi della vicenda: quelli necessari alla comprensione dei futuri avvenimenti politici nazionali. Ebbene la Russia – secondo modi definiti goffi, da vari analisti – ha in primis puntato sull’allora presidente in carica Hery Rajaonarimampianina: collocabile nello schieramento di centro-sinistra, e tuttavia ben presto dimostratosi un cavallo perdente.

 

Si dirotta quindi la macchina propagandistica altrove: in parte su candidati minori – e va sé con un connotato più che altro di folclore – in parte sul futuro vincitore, il progressista Andry Rajoelina. In secondo luogo, va rilevato che in questo caso la pressione russa non ha avuto connotati ideologici, bensì strettamente economici: si trattava di difendere una società controllata da un oligarca russo, che in Madagascar si occupa dell’estrazione del cromo. L’obiettivo dell’operazione, almeno in parte, è stato raggiunto.

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